lunedì 6 ottobre 2008

Miracolo a Sant'Anna.

Ovvero: Spike, ma che volevi dire?
Il film è un miscuglio di storie un po' banalotte che, onestamente, avrebbero potuto essere ambientate in qualunque parte d'Italia. Il perché si sia scelto Sant'Anna di Stazzema per il titolo non si capisce, dal momento che la storia principale si svolge in un altro paese e l'episodio drammatico di Sant'Anna è solo il racconto di un partigiano a una vecchia signora.
Non si capiscono nemmeno le polemiche che si sono accodate alla presentazione del film, dal momento che una scritta che compare all'inizio e resta ben impressa affinché la si possa leggere con calma, avverte che tutto quello che si sta per vedere è frutto di mera fantasia e che non si vuole fare revisionismo su un episodio che ha già visti riconosciuti i "legittimi" colpevoli.
Osservando il film, in tutta sincerità, non ho capito nemmeno dove fosse la "mano" del regista: di Spike Lee non c'è traccia. L'oggetto della storia doveva essere il ruolo e la considerazione che questi soldati neri avevano all'interno dell' esercito americano di appartenenza. Eppure gli episodi di razzismo si riducono a elementari scene che non sono degne del lavoro che conosciamo finora di Spike Lee.
Nonostante ciò alla fine della proiezione è scattato l'applauso della sala, roba che non lo sentivo da anni. Alla gente fai vedere morte e lacrime ed eccolo là che non resistono all'ovazione. Il facile buonismo e il fare leva, un po' meschino, sui buoni sentimenti e la commozione è un trucco vecchio che usa chi non ha molto da dire: forse Spike ha da poco rivisto "la vita è bella" del sopravvalutato Benigni. Se siete curiosi andatelo a vedere, e poi ditemi che ne pensate dello stratagemma con cui un giornale finisce tra le mani di Lo Cascio.

Voto: la cravatta di mereghetti(investite i soldi del biglietto in un gratta e vinci)

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