martedì 13 ottobre 2009

No, non ti vendo qualcosa, ti sto dicendo che sei un erotomane.

A parte le pubblicità di intimo o di costumi che evidentemente non trovano nulla di più originale se non far vedere i loro ultimi modelli addosso all'ultima modella di turno, ammesso che poi ci sia davvero un motivo particolare per cui la modella in questione debba per forza assumere pose evocative, ci sono altri motivi per cui una donna debba essere sempre raffigurata in posizioni sessuali o ammiccanti per altri prodotti che non ne richiedono la necessità?
Qua sopra c'è la Tim che fra un De Sica in versione trash-italian-commedy e una fiction a puntate di quattro ragazzetti che girano l'Italia prima di approdare definitivamente nella sala di registrazione sotto casa loro, trova sempre il modo di piazzare una bonona-mostra-chiappa che invita chiunque ad abbonarsi alla nuova offerta. Ma a chi parla una pubblicità così? Forse all'universo femminile che sceglie il proprio cellulare in base alla borsetta, o forse all'universo maschile che, quando è appassionato di telefoni cerca quello con più funzionalità? A nessuno dei due, la Tim parla a sè stessa evidentemente, o a nessuno ovviamente. Perché una pubblicità del genere resta così amalgamata all'intero panorama pubblicitario da non far restare impresso un bel niente di quel che dice.
Che senso ha schiaffare in bocca, e naturalmente una bocca femminile, una bottiglia di maraschino? Nessun senso se non quello di dar vita a un'orrenda affissione. Ma perché poi deve esserci una donna a tenere fra i denti questo liquore? Questo non è dato saperlo, ma forse potremmo chiederlo a quel genio della pubblicità del formaggio che qualche anno fa ci spiegava la bontà del suo gorgonzola sulle pere. E indovinate un po' che pere erano?

Un altro meraviglioso esempio di "come ti utilizzo il corpo della donna" lo troviamo nello splendido annuncio qui sopra che pubblicizza, come fate a non capirlo, uno studio grafico con prezzi stracciati.
Infine, ecco un esempio di rincoglionimento allo stato brado. Allora io sono il proprietario di un outlet, il luogo più frequentato dalle donne, e che mi viene in mente per invogliare lo shopping nel mio parco-giochi-femminile? Ovviamente mettere una donna srdaiata sulla schiena. E questo sì che invoglia all'acquisto, complimenti.

Il guaio è che la pubblicità parla agli uomini, ma non a tutti gli uomini, solo ai pervertiti sessualmente o frustrati interiormente. E parla agli uomini così, perché probabilmente è fatta da uomini così. A questo punto mi chiedo: Signor Tim, perché non stacca un attimo e si va a fare una bella vacanza? Vedrà che il mondo è pieno di donne che non sono delle mignotte e di uomini che non stanno sempre a pensare a quello. Ne resterà sorpreso, immagino.

4 commenti:

manusa ha detto...

vergognoso...siamo invasi da tette e culi. hai visto quel bellissimo documentario sul corpo delle donne? l'avevo postato tempo fa su facebook...

Niky Rocks ha detto...

Visto, sì.
Dovremmo farci sentire un po', o no?
Repubblica sta raccogliendo delle firme in merito, vai a dare un'occhiata
http://temi.repubblica.it/repubblica-appello/?action=vediappello&idappello=391110

Anonimo ha detto...

bell'articolo Nik. Mi sei proprio piaciuta! Kisses. Fra

Daniele Verzetti il Rockpoeta ha detto...

Oramai questa mercificazione é in una fase degenerativa. Va in effetti sempre peggio. Va detto che ci sono anche donne che accettano certe pubblicità e sono ben contente di prendersi quei soldi.

Questa non vuole essere una giustificazione, ma una constatazione di come anche certe donne purtroppo scelgono e vogliono volentieri far carriera in questo modo. La fila fuori dagli studi televisivi per aspirare a diventare veline docet.