lunedì 27 novembre 2006

Kings Of Convenience: bisbigliare per farsi ascoltare




In un momento in cui stiamo dimenticando il suono di una chitarra non attaccata a un distorsore, quando credevamo che non sarebbe stato più possibile ascoltare semplicità al di là di scodinzolamenti hip hop o sguardi accigliati rockeggianti, ecco arrivare dalla fredda Norvegia un duo talmente caldo da ricordare Simon e Garfunkle.
Sono Eirik e Erlend dai cognomi impronunciabili, più conosciuti come Kings Of Convenience.
I loro due album: “Quiet is the new loud” del 2001 e “Riot on an empty street” del 2004, svelano la filosofia che si nasconde dietro alla loro musica. “Il silenzio è il nuovo frastuono” e “Rissa in una strada deserta” sono infatti un’esplosione di pacatezza che colpisce quanto più il mondo diventa un turbine di caotica anarchia in cui sembra essersi perso il senso di raccontare una storia sottovoce. Così i re rivelano la loro posizione al di fuori di ogni tendenza e, nel momento in cui una chitarra acustica e un coro a cappella sembrano essere fuori moda, i due ne fanno la loro carta vincente. Il primo album è un cofanetto di gemme preziose. La perfezione delle melodie, l’autoironia che se ne intravede e la delicatezza delle interpretazioni dimostra come la semplicità sia l’opposto della banalità e si raggiunga solo dopo aver compreso la complessità.
Marquez diceva: “Più la scrittura è trasparente e più la poesia è visibile”. La stessa cosa valga per l’esordio dei Kings Of Convenience.
Per il secondo album abbiamo dovuto aspettare quattro anni e, sebbene il lavoro non sia all’altezza del primo, resta pur sempre una perla rara in mezzo alla produzione caotica del mercato discografico che premia più la quantità della qualità.
È probabile che i Kings ci abbiano abituati male e che forse per questo si tende a essere più pignoli verso chi ha dimostrato di avere delle capacità rare, visti i tempi. Così se proprio dobbiamo trovare qualche difetto possiamo dire che le chitarre acustiche, che ci hanno deliziato nel primo disco, avrebbero dovuto restare uniche protagoniste musicali senza essere accompagnate da tracce di batteria. E la stessa cosa si può dire delle due voci maschili che qui in un paio di brani sono invece affiancate all’eleganza della brava cantautrice canadese Feist che però non aggiunge nulla di nuovo al duo.
Come Nicola Minucci fa notare su ondarock.it : "Se in Quiet Is The New Loud i Kings Of Convenience avevano saputo preparare un buon pranzo con poco, in Riot on an empty street più che il pranzo si nota il poco".
La canzone che più resta impressa è senza dubbio “Misread” che come tormentone radiofonico è certamente fra i migliori degli ultimi tempi.
Se però a favore del duo restano una forte personalità e una sapiente miscela di atmosfere e melodie dovremo aspettare il terzo album, quello della verità, per decidere in che direzione muovere i nostri pollici. Tra l’altro secondo la logica mancherebbero solo un paio di annetti.

4 commenti:

arcistofele ha detto...

ciao, non ho mai sentito i kings of convenience e penso che non li sentirò mai però la tua recensione mi é piaciuta :-)

Anonimo ha detto...

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blackbird ha detto...

Refuso: Gurfunkel, non Garfunkle. Però la recensione è appassionata.

Niky Rocks ha detto...

sapessi quanti problemi mi ha dato quel nome, lo sapevo che alla fine lo scrivevo sbagliato. Se è per questo, guarda come ho scritto Mc Carthney nel post sulla groupie. Sarà che son dislessica?